Archive from maggio, 2020

Turismo tra le note

Turista Musicale

Turista Musicale

Non occorre aver come unico obiettivo la musica per decidere una meta turistica ma si può creare un incentivo a spostarsi, verso mete lontane, per conoscere e deliziare il proprio intelletto di note e culture diverse dalla nostra, questo è abbastanza per tracciare rotte alternative alle solite vacanze. Tante persone quando sono in viaggio cercano di vivere come gli abitanti anche solo per qualche istante. L’atteggiamento più comune è sedersi a tavola e ricercare la specialità tipica sul menù. Alcuni comprano il ricordino, la tshirt con stampato il logo che raffigura il posto. Altri amano collezionare magliette ad esempio “Hard Rock Cafe” brand diffuso in quasi sessanta paesi del mondo. Mangiare e vestirsi sono modi per cercare il senso di appartenenza.

Mescolarsi in un mercato rionale o in una sagra di provincia durante le vacanze è una passione diffusa. Mangiare bene, bere ottimo vino, trovare articoli esclusivi e ballare, questi sono gli elementi che determinano un atteggiamento comune di un turista. Possiamo andare al mare, in montagna, nelle metropoli internazionali, in tutti i paesi ma questi sono gli elementi per la gran parte delle persone.

Muoversi solo per la musica può essere uno stimolo sufficiente? Non saprei ma questo dovrebbe essere magari accompagnato da altre componenti. Per esempio il festival del fumetto Lucca Comic che negli ultimi anni attrae molte persone è anche una buona occasione per farsi un giro in Toscana, che offre tantissimi spunti per itinerari culturali come Viareggio, Collodi, Vinci, Montecatini Terme. Inoltre è inutile raccontare quali prelibatezze tipiche possa offrire la ristorazione di quella regione.
Una fiera, un evento culturale sono occasioni che permettono di visitare luoghi che altrimenti sarebbe meno prioritario vederli rispetto ad altri se non vi fosse la passione per una determinata attività artistica o sportiva.

In Emilia Romagna la musica ha origini ben radicate con musicisti come Giuseppe Verdi da Busseto, oppure Gioachino Rossini, nato a Pesaro ma bolognese d’adozione. A fine settecento fu ascoltato anche Mozart nella città felsinea. A Bologna è viva una scuola di liuteria di strumenti cordofoni classici, quali viola, violino e violoncello. Una conoscenza, una cultura importantissima, che nasce nel periodo rinascimentale. Quando all’inizio del cinquecento, due maestri liutai Hans Frei e Luca Maller iniziarono a costruire strumenti musicali e per due secoli divennero famosi i liuti lavorati all’ombra delle cento torri. Tradizione tramandata fino ai giorni nostri agli allievi dal Maestro Otello Bignami, il cui laboratorio è visitabile in Strada Maggiore.

Un percorso culturale che vive da sempre e nell’anno 2006 Bologna è stata dichiarata dall’UNESCO “Città Creativa della Musica”. Il capoluogo emiliano è la prima tappa per chi ama fare turismo musicale, magari la buona tavola, l’ottimo vino e cerca un pò d’intimità. Ora non rimane che cercare tramite il portale “Bologna Welcome” la giusta dimensione, scegliere quale itinerario culturale è più consono alle proprie passioni, poi partire.

Per i puristi sarebbe ottimo scegliere fra queste macro aree:
Indy – Rock indipendente nei locali, nei centri sociali e nelle location da concerto live tra il reggea, lo ska e il rock suonato e magari un pò cattivello. Dove suonano le band più ricercate.
Club – Hai presente quelle siscoteche tipiche della Romagna? Quelle balere con il genere Pop che partono dalle più popolari fino alle più esclusive per i fighetti, ecco quelle.
Elite – Poi rimane il Jazz e la Classica. In ambiente raccolto, descritto con quella leggerezza a rappresentare quasi una bomboniera artistica.

Il turista musicale per una di queste tre ragione, parte anche solo per una serata, un weekend. Giunge nella discoteca in riviera, oppure nel festival jazz oppure per il concerto dei Divine Comedy o degli SkaP.
Come descrive Carlo Lucarelli: la gente sotto le due torri lavora a Modena, dorme a Bologna e si diverte in riviera. Presto, inizierò a raccontare qualche viaggio musicale.

#NICOLARIZZOLI

A piedi per Bologna Santo Stefano

Eccoci alla Fase 2. Ora con #prudenzaecautela e #sempreallerta vorrei proporre un terzo itinerario a spasso per Bologna.

Sono belle giornate possiamo girare e respirare all’aria aperta. Camminare e praticare attività motoria è il tocca sana per l’uomo per motivi di salute e per questioni di ordine mentale. Le passeggiate fanno bene al cuore e alla mente.

Per chi non ha molto tempo, potrebbe parcheggiare sempre più lontano dal luogo di lavoro, così è possibile praticare almeno due volte al giorno un po’ di jogging senza affaticarsi e sudare ma facendo un po’ d’esercizio. Per chi lavora nel centro storico di Bologna, oppure per chi vuole fare un percorso cittadino alla scoperta delle meraviglie di questa città vorrei proporre questo itinerario.

VIA DANTE – CENTRO STORICO

Parcheggio 1 Via Dante
Parcheggio 2 Piazza Trento Trieste – Viale Oriani
Parcheggio 3 Via Leandro Alberti

Autobus 11 B

Abbiamo sulla sinistra il Tribunale, a destra c’è la zona occupata Ospedale Sant’Orsola, centro universitario e medico di fama internazionale. Avendo parcheggiato a pagamento in prossimità Piazza Trento Tcarducci2rieste a destra vediamo i Giardini Padre Ernesto Caroli con il chiosco gelati aperto tutto l’anno e una fontana con 4 getti.
Proseguire dritto da Largo Presini inizia Via Dante che si protrae fino a Viale Carducci percorso anche da pista ciclabile. La zona residenziale è cara ed esclusiva con costruzioni sono anni sessanta. Attraversando il Viale si scorge un tratto delle antiche mura del trecento, la terza e ultima schiera muraria. Alle spalle delle mura vi è Piazza Giosuè Carducci, attraversandola si ha l’impressione di essere in un luogo importante e austero. Sul fondo un’abitazione in mattone a vista, costruita negli anni venti del ‘900 in stile neogotico. Spiccano la forma delle finestre e delle merlature.

carducci  Sulla destra vi è un monumento in stile Liberty, inaugurato nel 1928 opera di Leonardo Bistolfi (1859-1933). Il Giardino a ricordo del Poeta Giosuè Carducci è contiguo alla sua abitazione dove si trasferì nel 1890. Alla morte di Carducci nel 1907 la Regina Margheritcarducci1a l’acquistò per donarla al Comune di Bologna. Il Museo dedicato allo scrittore toscano e la Biblioteca personale hanno sede al piano superiore ed è possibile visitarlo, vi è un’ampia area dedicata al periodo risorgimentale italiano. La casa prima di diventare residenziale, era una costruzione religiosa, denominata Chiesa di Santa Maria della Pietà detta “del Piombo” è stata costruita all’inizio del ‘500 poi rimaneggiata nel tempo. Nel 1712 fu riedificata in seguito a un incendio che la distrusse, successivamente ampliata e ristrutturata più volte.

Proseguendo in via del Piombo fino a Piazzetta Giorgio Morandi troviamo Santa Cristina
Costruita nel ‘600 ormai sconsacrata. Oggi si tengono concerti. È visitabile solo durante gli eventi. Girando a sinistra per via della Fondazza ( traversa tra Santo Stefano e Strada Maggiore) iniziano i portici, si prosegue per Santo Stefa

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Giardini Margherita

no fino alla pasticceria Laganà aperta a Bologna negli anni 50 e ancora in attività. Propone ottime ricette tipiche dell’arte dolciaria siciliana. A sinistra vi è la strada che conduce alla Porta di Santo Stefano, l’anticaPorta per la Toscana”. È possibile fare una visita presso il complesso monumentale del Baraccano e Chiesa di Santa Maria dove gli sposi novelli amano fotografarsi. Vicinissimo ai Giardini Margherita, ma quello sarà oggetto di un altro itinerario. Proseguendo verso il centro storico, troviamo la Chiesa della Santissima Trinità, costruzione di fine seicento, un ex convento di monache.

Camminando per i portici troviamo gli accessi sfarzosi degli antichi palazzi signorili bolognesi: Palazzo Agucchi (1752) costruito su progetto dell’architetto Carlo Francesco Dotti (Bologna 1670-1759) noto per le sue opere il Santuario della Madonna di San Luca e l’arco del Meloncello. Palazzo De Bianchi (1746) su progetto di Giuseppe Antonio Ambrosi (Bologna 1674-1745). Palazzo Ghiselli Vasselli edificato a inizio ‘500.
In Via Santo Stefano 58 è stata affissa una targa in ricordo che questa abitazione accolse l’illustre archeologo e politico Giovanni Gozzadini, scopritore della civiltà villanoviana. Nell’abitazione dimorò anche la moglie Maria Teresa Serego Alighieri, discendente della famiglia nobile e il cui antenato fu il poeta Dante.

Troviamo Casa Varrini, Palazzo Minarini, Palazzo Bargellini Panzacchi in cui abitò Oreste Regnoli come segnalato dalla stele marmorea firmata dall’amico Carducci e Palazzo Vizzani con sede del Rotary. A sinistra Via Rialto verso Castiglione a destra Via Guerrazzi che porta in Strada Maggiore al Portico e alla Chiesa dei Servi.

Girando a sinistra in Via Cartoleria 3 troviamo la casa Natale di Gino Cervi, al numero 5 (l’ex collegio di San Luigi) è apposta una targa in ricordo alla nascita dell’attore il 3 maggio 1901, dove ha sede l’Università facoltà Lettere
Prendere Via De Chiari che costeggia San Giovanni in Monte, si entra nei vicoli tipici di Bologna centro, incontaminati dal traffico, dal rumore e dal caos cittadino. A destra per Vicolo Monicelli, seguendo le indicazioni si giunge a San Giovanni in Monte.
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San Giovanni in Monte citata nel 1045 in alcuni documenti fu ampliata nel ‘200 e rimodernata nel ‘400 complesso da visitare assolutamente. Attualmente l’ex monastero adiacente è sede del Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà dell’Università di Bologna. Scendendo, arriviamo all’incrocio tra via Carlo Farini. Proseguendo per Via Santo Stefano, troviamo la Piazza dell’antichissimo e splendido complesso delle sette Chiese.

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Percorrendo la piazza, possiamo ammirare Casa Bovi e Palazzo Salina Amorini Bolognini dove saltano all’occhio le teste di statue che sembrano osservare il passaggio. Da lì a breve possiamo intravedere Torre Asinelli.

santostefanoDalla Chiesa di Santo Stefano ci immettiamo in Corte Isolani, location esclusiva e ricca di storia per giungere al portico delle tre frecce in Strada Maggiore.

Possiamo optare per un giro in centro, ma per completare l’itinerario, giriamo a destra per la Strada Maestra l’antica Via Emilia. Troviamo Palazzo Segni e Palazzo Sanguinetti Aldini dove ha sede il Museo e Biblioteca della Musica ed è ben conservato il laboratorio di liuteria del Maestro Otello Bignami, erede della antica tradizione della costruzione classica degli strumenti musicali felsinei. Storia che ebbe origine nel cinquecento, quando Luca Maler e Hans Frei portarono a Bologna la loro esperienza. Per due secoli si iniziò a produrre liuti di qualità conosciuti in tutta Europa.

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Successivamente vediamo Palazzo Bonfioli Rossi e l’antica Torre Gentilizia Oseletti costruita nel XII secolo, una delle ventidue sopravissute a Bologna. Proseguendo troviamo al numero 37 di Strada Maggiore un’altra dimora che ospitò Giosuè Carducci dal 1876 al 1890. Fu abitazione anche del chirurgo Bolognese Francesco Rizzoli (1808-1880), padre dell’ortopedia moderna, autore di diverse pubblicazioni e uomo politico.

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Dopo Palazzo Bianchetti attraversiamo l’incrocio con Piazza

Aldrovandi (direzione Zona Universitaria Zamboni Petroni) e Via Guerrazzi, sulla sinistra troviamo l’imponente ingresso del Palazzo Davia Bargellini dove ha sede Museo Civico d’Arte Industriale, all’interno è conservata un’antica carrozza del tardo settecento, molto bella e particolare nel suo genere. Proseguiamo e di fronte a Palazzo Bolognetti, a destra, inizia il Portico dei Servi che a Natale accoglie un mercato tipico e mi viene in mente la canzone Eskimo di Francesco Guccini scritta in quella domenica di settembre. Passiamo Casa Marsili Angelelli al numero 45 vi è Palazzo Hercolani che ospita la facoltà di Scienze Politiche

strada maggiore sinistra vediamo l’Opera Pia Poveri Vergognosi e Chiesa di Santa Caterina di Strada Maggiore e colpiche la statua in alto, raffigurante la Madonna con in mano il Santo Graal. Incrociamo Via Torleone e possiamo notare le mura altissime che custodivano gli antichi magazzini dei templari, posto in cui la leggenda narra sia sepolto il loro tesoro.

Ormai siamo tornati quasi al parcheggio, possiamo passare per via della Fondazza oppure proseguire fino alla Porta Maggiore e girare per la stradina parallela ai viali (via Vincenzo Tofanno), una zona residenziale di alto pregio. Ritorniamo in Via Dante attraversando il viale.

8000 passi x 5 Km

 

ITINERARIO MELONCELLO SARAGOZZA

ITINERARIO  SARAGOZZA CENTRO STORICO

 

#NICOLARIZZOLI

 

Mag 18, 2020 - anni80, BFC, Bologna, Calcio, Serie A    No Comments

Resilienza

resilienza

Era la metà degli anni ’80 e il calcio era uno sport diverso dal gioco dei nostri giorni. Giocavo a livello giovanile in una squadra di quartiere, tra quelle associazioni sportive nate tra i giovani che frequentavano una parrocchia, quelli che abitavano in zona oppure che venivano nella stessa scuola. Eravamo iscritti a un torneo under 15, in tredici giocatori, per cui non c’era la possibilità di un secondo cambio, quindi “palla lunga e pedalare”. In società giocava anche un’altra squadra, quella formata dai “bravi” con iscrizione al campionato allievi. Noi eravamo gli scartini.

Ci prese a mano un allenatore “Cecco” che ricordo con grande rispetto e ammirazione, era l’unico uomo che teneva il figlio in panchina e lo faceva giocare solo quando rendeva. Ci ha insegnato tanto sul mondo del calcio. Iniziato il campionato in sordina, partita dopo partita siamo diventati una squadra forte e temuta. Certo il livello era il Casalecchio, il Real Saragozza, il Villone, tutte squadre della periferia di Bologna e non la serie cadetta. A quei tempi in difesa c’era lo stopper e il libero. Io giocavo centrale ma spesso ero impiegato anche in fascia, essendoci carenza di atleti, durante i due gironi, cercavamo di farci trovare tutti a disposizione.

La prima squadra non ottenne dei grandi risultati e verso il termine del campionato avevamo ereditato alcuni loro giocatori. L’allenatore li tenne in panchina perché tramite quei tredici giovani atleti arrivammo primi a pari punti, con le nostre forze. Non era certo nostra intenzione condividere la vittoria che per meriti era solo nostra.

Il calcio è un gioco di squadra, per me è quasi impossibile descrivere cosa scatta nella testa delle persone quando decidono di vincere e che qualsiasi ostacolo sia superabile; che esista una barriera tanto alta che non si possa abbattere. Questa è la mentalità vincente, ma si crea solo in determinate condizioni che è necessario ricreare in ogni spogliatoio e mantenerle vive, sia a livello collettivo che individuale. Nel ciclo di un campionato è naturale che ci siano dei cali fisici e mentali, periodi difficili e pieni di difficoltà ed è necessario superarli. Occorre trovare la capacità di affrontarle, superarle, di resistere a questi traumi. In psicologia la parola che definisce questa attitudine a sopperire alle criticità è detta resilienza.

Il termine è stato inflazionato in questo periodo, l’ho sentito per la prima volta, pronunciato da Mister Mihajlovic quando prese in mano il Bologna, dopo il ciclo di Inzaghi che per certi versi fu disastroso. L’allenatore serbo iniziò ad allenare la squadra felsinea dopo la sconfitta contro il Frosinone a fine gennaio 2019. Salva i rossoblu, portandoli al decimo posto in classifica, centrando un record. Il calcio moderno ha tantissime componenti: Formazione, tattica, allenamenti e un pizzico di fortuna infatti all’esordio il 3 febbraio riesce a vincere 1-0 contro l’Inter al Meazza. Soprattutto il cambio di mentalità: la resilienza.

Questa capacità si allena, si attiva e si disattiva. Non è solo applicabile in ambito sportivo ma è anche la facoltà di organizzarsi dopo traumi subiti nella vita, come una separazione, un lutto, il licenziamento o gravi problematiche che creano squilibri. È complicato adattarsi in modo positivo facendo fronte a eventi tragici, serve un percorso lungo e difficile, meglio affidarsi a un professionista del settore. Insomma la facilità con cui adottiamo questo termine sia poi più complicato che metterlo in pratica.

#NICOLARIZZOLI

Playing for Change

worldNato come progetto multimediale nel 2004 negli Stati Uniti per volontà del produttore, fonico Mark Johnson e Enzo Buono diventa un punto di riferimento mondiale per la musica di tutte le etnie. Diventa l’espressione musicale, culturale, artistica del cambiamento universale. Ora è un’organizzazione senza scopo di lucro che sostiene il terzo mondo ancora pieno di difficoltà. L’associazione si è imposta di costruire e supportare scuole per l’infanzia in paesi in via di sviluppo Ruanda, Sudafrica, Ghana, Nepal e Mali. Dal 2008 al 2011 sono state pubblicate due compilation e un documentario in dvd dal titolo “La Pace attraverso la Musica” che racconta il percorso e l’attività della fondazione.

In questi anni hanno partecipato musicisti di ogni paese e si sono creati brani con sfumature e contaminazioni internazionali. Il brano che ha riscontrato il maggior successo è “Stand By Me” che a oggi, su YouTube riceve più di 145 milioni di visite, ma i brani sono tantissimi, suonati meravigliosamente e registrati con una cura maniacale. È necessario ascoltare “Sittin’ On The Dock Of The Bay” di Otis Redding o Congo to Mississippi che vengono arrangiate in tanti modi perché i musicisti sono distanti per localizzazione ma molto vicini con la passione per la musica. Ascoltatevi i brani di Bob Marley One e War suonati da più di venti musicisti, indiani, sudafricani, israeliani, americani del Nepal del Congo. Hanno partecipato in tantissimi, tra i volti celebri ci sono Manu Chao, Bono, Keith Richards. Inoltre hanno partecipato diversi italiani tra cui molti musicisti di Matera. Vorrei segnalare un gran chitarrista italiano Roberto Luti.

Sono state registrate immagini con musicisti celebri a livello nazionale oppure locale. Musicisti che suonano per professione lungo le vie e nelle piazze, perché anche la musica per strada diventa un lavoro. I video hanno come filo conduttore il brano musicale che viene ribaltato e riadattato ogni manciata di secondi. È bellissimo guardare una ragazza orientale che suona un cordofono tipico della sua zona, con alle spalle una pagoda successivamente sentire un banjo, c’è un uomo davanti a una costruzione di New Orleans, poi un attimo dopo vedere e ascoltare un chitarrista a Salvador de Baia. Passare dal Blues al Reggae poi ancora dei colori Soul. Tutto organizzato perfettamente e curato in ogni aspetto.

Playing for Change è un progetto internazionale. Strumenti acustici, etnici, percussivi, cordofoni, elettrofoni, senza nessuna censura come apporre il nastro sul marchio della chitarra come nelle peggiori trasmissioni che uccidono la cultura. Migliaia di colori, stili, voci e anime, pettinature e pigmentazioni diverse. Suoni da ogni parte del Pianeta, tante diversità meravigliose accomunate dalla musica e dai sorrisi.

#NICOLARIZZOLI

Quasi come Homer

Il mio amico Homer

Il mio amico Homer

Ho indossato una polo bianca e un paio di jeans, mi sono specchiato, sono rimasto a fissare la mia immagine per qualche minuto. Il mio stile di vita con passare degli anni, mi ha trasformato in Homer J Simpson. Matthew Abram Groening detto “Matt” ha profetizzato il mio stile di vita che sto conducendo, inserendo tantissime analogie negli episodi della famiglia Simpson oppure viceversa. Ho iniziato tardi a seguire il cartoon che ha lasciato un segno importante tra tanti miei coetanei, che ancora resiste ed è molto seguito.

Vent’anni fa non avrei mai pensato di trasfigurare l’immagine di Homer nel mio specchio, come se fossi posseduto da un fantasma. Negli anni ’90 avevo un fisico quasi atletico, non ero ancora un budino gelatinoso. Non ero estremamente goloso di ogni lecornia che potesse tendere all’infarto. Matt Groening mi trasformato nel suo personaggio, divinizzando il mio destino. Non sono padre di tre figli, mia moglie non ha i capelli blu, ma ho bevuto birra Duff prodotta in Belgio, guido una macchina scassata, i miei lineamenti non sono simili a quelli di Homer. Mi sento simile al personaggio nel carattere. I motivi che mi accomunano al personaggio dei cartoni sono:

La mia inedia per cui mi trovo spesso trascinato sul divano oppure su un’amaca e raramente mi viene voglia di muovermi o fare sport.
La golosità che mi porta a sentire l’odore di un hamburger anche a qualche centinaia di metri di distanza, e mentre lo sto scrivendo, mi aumenta la salivazione.
Sono vizioso, intemperante, ingordo, cinico e sadico con il vicino di casa. Non c’è cattiveria nel mio modo di essere e non sono l’unità di misura delle virtù umane. Quando era bambino ero attratto dai Robot dagli eroi, avrei dovuto crescere e tendere ai supereroi. Crescere con SpiderMan, SuperMan e BatMan eppoi diventare Homer è veramente strano.

 

E’ un pò come crescere mangiando tagliatelle e cotolette e trovarsi nel piatto Hamburger con maionese e ketchup oppure falafel e kebab, senza togliere nulla alla gastronomia araba o americana di cui ne vado ghiotto, non sono la stessa cosa della pasta al ragù. La golosità mi ha trasformato in un Simpson.

I ragazzi della generazione precedente alla mia avevano tutto chiaro: se una persona portava gli anfibi e il chiodo era di destra, quando indossava l’eskimo e le clark, il suo pensiero era di sinistra. Le persone s’identificavano con quello che vestivano, ascoltavano e i locali che frequentati. I ragazzi ballavano rock oppure disco-pop, non si ascoltavano generi diversi, lo stile nel vestire rispecchiava la propria cultura per cui corrispondeva anche una determinata scelta musicale. I miei coetanei sono stati gli ultimi a scegliere un proprio stile. Le generazioni successive hanno globalizzato le culture, in un enorme guazzabuglio senza una propria individualità. Chi riesce a distinguere dalla massa arriva al successo, ma è sempre più difficile. Una volta sarebbe stata una bella gara tra i cartoon americani di Groening o Disney e i Manga di Gō Nagai e Kyoko Mizuki.


La terza rivoluzione industriale ci ha globalizzato. La cultura è diventata comoda, a portata di un click. Quindi i ragazzi del nuovo secolo hanno avuto tutto ciò che è possibile fornire, come maiali all’ingrasso. La risultante è che non esiste più il rockettaro e il fighetto (negli anni 80 Zanarino o Paninaro) che ascolta disco-music. I ragazzi sono influenzati dai genitori, ascoltano tutto ciò che capita : “Ricchi e Poveri” “Pupo” “Umberto Tozzi” “AC-DC” “Iron Maiden” “Sarà perché ti amo!” “Back in Black”. Passano da un genere all’alltro con una facilità pazzesca e disarmante. Anche riguardo il vestire è tutto stato miscelato, non capisci più se uno è un fighetto o un figlio dei fiori spesso lo sono entrambi. Ormai ci siamo nerdizzati a comprare roba tramite internet, a praticare giochi di ruolo virtuali e con un futuro da Homer.

Amo la cultura americana. Il viaggio che mi ha dato più piacere è stato nel 2009 e sono atterrato a New York. Ho guardato per anni documentari sugli Stati Uniti. Sono stato “segato” più volte in inglese e l’ho praticato per dieci anni senza assimilare una parola. Almeno credevo che fosse così. Poi una volta nella Grande Mela, quasi fossi posseduto da un fantasma anglosassone, ho parlato correttamente la lingua per tutto il periodo di vacanza. Tornato in Italia, è occorso del tempo per abituarmi nuovamente alla lingua italiana.

Homer rispetta perfettamente lo stile americano ed essendo molto attratto dalla cultura oltreoceano probabilmente mi ha influenzato. Ho divorato i telefilm come Beverly Hills 90210 e Dawson’s Creek e hanno lasciato un grosso segno nella mia vita. I miei “D’OH” sono dovuti alla pigrizia, alla mia semplicità, qualche volta all’ira che neanch’io ho il pudore di tenere celata, alla mia repulsione al lavoro, e forse sono anche un po’ stupido come Homer. In fondo come l’intelligenza anche la stupidità si dimostra a sprazzi.

Gli studi porteranno i medici a classificare questi disturbi come nuova patologia che chiameranno Homerpatia. In realtà ho molto rispetto per il personaggio dei Simpson e ricordo con grande affetto il doppiatore ormai scomparso, che gli ha dato voce in Italia: Tonino Accolla.

#NICOLARIZZOLI

 

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Sformato di Patate e Mortadella

Lo Sformato di Patate, Mortadella e Stracchino è una ricetta semplice e veloce.

Occorre lessare le patate in una pentola a pressione, attendere che si raffreddino.

In una teglia imburrare il fondo e disporre le patate tagliate a dischetti con un un pizzico di sale, alcune fette di mortadella con stracchino e qualche noce di burro. Fare due/tre strati.

L’ultimo strato dovrebbe essere di stracchino.

Cuocere in forno fino a doratura.

DOSE per 3 persone

5 patate medie

1 etto di mortadella

300 gr di stracchino

CLICCA NEL LINK SOTTO LA FOTO PER GUARDARE IL VIDEO

VINO CONSIGLIATO: ALBANA DEI COLLI BOLOGNESI

VINILE CONSIGLIATO: “UNA GIORNATA UGGIOSA” LUCIO BATTISTI 1980

#NICOLARIZZOLI

“TI MANDO UNA CARTOLINA DA BOLOGNA”

 

Mag 13, 2020 - Bologna, cultura, itinerario    No Comments

A piedi per Bologna II

Sono belle giornate e l’estate è alle porte, siamo tentati dalla voglia di respirare all’aria aperta. Camminare e praticare attività motoria è tocca sana per l’uomo, in molti casi, per motivi di salute, i medici impongono le passeggiate.

Con le massime precauzioni, seguendo le regole. Ora con #prudenzaecautela e #sempreallerta vorrei proporre un altro itinerario famoso e caro agli abitanti di Bologna.

MELONCELLO – PORTA SARAGOZZA

Parcheggio 1. È comodo parcheggiare in Via Treves oppure dopo il canale, adiacenza Barca Certosa è il parcheggio più lontano ma in zona non a pagamento.
Parcheggio 2. Meloncello
Altre due possibilità potrebbero essere parcheggiare in Piazza della Pace oppure zona Meloncello dove è possibile ammirare lo stadio Comunale, inizialmente noto come Litorale, oggi intitolato a Renato Dall’Ara fu costruito negli anni venti su progetto dell’ingegnere Umberto Costanzini e dell’architetto Giulio Ulisse Arata. Il complesso sportivo è un monumento tipico del periodo fascista. Verrà presto rimodernato.

Stadio Renato Dall'ara

Stadio Renato Dall’ara


La direzione da Via Treves Ex Funivia è verso il Centro passando da Via Saragozza, incontrando l’arco Meloncello e proseguendo per i portici sulla destra troviamo Villa Spada e Via di Casaglia comodo accesso alla Basilica di San Luca.

Il Teatro Celebrazioni è una costruzione degli anni cinquanta, è stato rilanciato a fine novanta dopo un lungo periodo d’inattività da Paolo Scotti noto produttore teatrale e televisivo. Iniziò la sua attività con il programma Lupo Solitario poi divenne celebre con Matrjoska e Taratata. Il teatro fa parte del complesso della Casa intitolata all’attrice del cinema muto italiano Lyda Borelli per artisti e operatori dello spettacolo ormai in pensione.

 

Villa delle Rose

Villa delle Rose

In mezzo al verde si trova la scuola elementare Armandi Avogli, non visibile dalla strada.
Sulla destra troviamo il primo ingresso di Villa delle Rose sede di diverse mostre, la Villa è stata edifica nella seconda metà del ‘700. Il secondo ingresso con una lunga scalinata evidenzia il primo nome: Villa Scala. Nel giardino per abbondanza di verde e fiori è stata poi ribattezzata Villa delle Rose. Dal 1916 è proprietà del Comune di Bologna.
In confine tra i due parchi delle Rose e Spada, presso Villa Collalto si trova il Monastero dove risiedono dal 1932 le monache di clausura clarisse cappuccine di Bologna e all’ingresso svetta una torre oggi ribattezzata scherzosamente “delle Streghe”.

 

Villa Spada

Villa Spada

In stile neoclassico è Villa Spada quasi coetanea di Villa delle Rose, di proprietà Zambeccari fu eretta nel 1774 di proprietà del Comune di Bologna dagli anni sessanta.
Nel 1849 divenne presidio degli austriaci. Il 7 agosto la tradizione vuole che in questo luogo siano stati tenuti prigionieri i patrioti italiani Ugo Bassi e Giovanni Livraghi. Dopo essere stati catturati a Comacchio, trovarono la morte il giorno 8 agosto 1849 nella piazza dove oggi si tiene la Piazzola. Dagli anni 90 è sede del Museo della Tappezzeria e del Tessuto.

Attenzione perchè se entriamo in uno di questi due parchi è un attimo rilassarsi e perdersi nel verde dei colli bolognesi. All’entrata di Villa Spada con l’incrocio per Paderno e Casaglia troviamo la fermata del bus che con cinque soste permette di visitare il Santuario di San Luca la Linea è la n° 58 dalle 7 e venti di mattina fino alle 19,20.

Fa un certo effetto passeggiare sotto il portico più lungo del mondo la cui arte, che misura 3.796 metri e la leggenda narra che conta 666 archi. L’opera è stata progettata da Gian Giacomo Monti e Camillo Saccenti e viene terminata nel 1721 da Carlo Francesco Dotti, suo il progetto dell’Arco del Meloncello.

I portici bolognesi sono stati candidati “Patrimonio dell’Umanità” UNESCO. Pensare che nell’alto medioevo nacquero come abuso edilizio, allo scopo di aumentare la capacità e lo spazio edilizio senza occupare suolo pubblico.

 

Statua Madonna Grassa

Statua Madonna Grassa

Camminando sotto i portici incontriamo la statua detta della Madonna Grassa opera è di Andrea Ferreri del primo settecento, a cui molti sono devoti e lasciano ai piedi del monumento delle immagini votive e di gente che ha ricevuto la grazia.

Proprio a fronte della statua della Madonna Grassa vi è Villa Benni, costruita nel primo novecento, è una splendida location con annesso un magnifico parco, oggi è destinata ai ricevimenti e che offre anche la possibilità di pernottamento di lusso. Durante il secondo conflitto mondiale, è stata utilizzata come sede dell’alto comando tedesco. Terminata la guerra tornò in mano ai proprietari.

A destra troviamo tantissime strade chiuse che conducono in zone semi centrali residenziali e pre-collinari dove i prezzi di vendita lievitano per merito della posizione esclusiva.
I negozi mostrano in vetrina i prodotti alimentari freschi e preparati cotti. I profumi e le fraganze di pasticcerie e rosticcerie, sotto al portico, accendono l’appetito e la golosità anche dei palati più raffinati ed esigenti.

 

Arco Guidotti

Arco Guidotti

Incontriamo l’arco in via Guidotti all’incrocio fra Saragozza e via Bellinzona che fiancheggia i giardini della Chiesa e il Convento di San Giuseppe eretto a metà del ‘800, dove al centro è eretta una statua a San Francesco d’Assisi.

A sinistra si incrocia Via R. Audinot è una zona molto interessante per chi studia architettura e non solo. Villette unifamigliari realizzate a fine ottocento dall’Architetto Paolo Sironi (1858-1927). Colpiscono i particolari e le decorazioni dei balconi e dei cancelli sono omaggi floreali allo stile Liberty. Sono state costruite molte dimore eleganti mai opulente e dove traspare un raffinato gusto architettonico.

UniversitàA destra lungo i Viali con a Fronte Porta Saragozza, verso Viale della Resistenza, si estendono i giardini di Villa Cassarini. L’altura di Saragozza fu l’antica collocazione del popolo etrusco allora la città era chiamata Felsina. All’inizio del 900 fu organizzata una campagna di scavi a opera di Cassarini. La sommità dell’acropoli era occupata da alcuni palazzi di proprietà della famiglia Pallotti poi Cassarini. Negli anni trenta la proprietà fu ceduta all’Università. Oggi hanno sede le facoltà d’Ingegneria e Chimica.

 

Porta Saragozza

Porta Saragozza

Il Cassero di Porta Saragozza appartiene alla terza cerchia muraria del XIII secolo modificata su progetto dell’ingegnere Enrico Brunetti Rodati a metà ottocento. Oggi ospita la collezione privata e pubblica di oggetti sacri. Il Museo della Beata Vergine di San Luca tratta la storia del santuario di San Luca e il trasporto nel tempo dell’immagine tanto cara ai devoti bolognesi della Madonna col bambino.

 

 

San Pio

San Pio

Opzione 1 Verso il centro da via Saragozza.
Qui possiamo decidere se continuare per Porta Saragozza dove i pellegrini partono per San Luca e dal centro di Bologna percorrono la via degli Dei. Quindi troviamo un parchetto in cui nel 2013 è stata inaugurato il Monumento a S. Pio da Pietralcina. Possiamo riposare alcuni minuti per poi proseguire verso il centro. Nella piazzetta è situato una sala cinematografica dedicata a Charlie Chaplin. Con una programmazione di flim anche in lingua originale. Alla destra della porta è stato riattivato un vecchio vespasiano.
Opzione 2 prendere il bus linea 20 direzione centro o direzione Casalecchio di Reno
Opzione 3 Proseguire per la prima strada a sinistra via Frassinago percorrerla fino a Sant’Isaia per vedere la basilica di San Francesco in Piazza Malpighi.
Opzione 4 Tornare a piedi

La passeggiata A/R Meloncello Portico Saragozza sono circa 3,5 km 5000 passi quaranta minuti

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Mag 12, 2020 - musica, Spettacolo    No Comments

Stevie Wonder – 13 maggio 2020 – 70 Candeline

swHa venduto oltre 100 milioni di copie nel Mondo

Ha ricevuto venticinque Grammy Awards

Nel 1985 ha ottenuto un Premio Oscar con il brano “I Just Called to Say I Love You” dal film “The Woman in Red

Undici American Music Awards

Un Grammy Lifetime Achievement Award

Nel 2009 è stato nominato dalle Nazioni Unite “Messaggero di Pace

Nel 2014 il Presidente Obama gli ha conferito la “Presidential Medal of Freedom

Nel 1999 il Premio Kennedy Center Honors

27 album in studio 8 raccolte e 97 singoli.

“SIGNORE E SIGNORI ECCO A VOI STEVIE WONDER”

Con i suoi brani ha influenzato la musica soul il genere l’R&B e la pop music è l’autore che ha fatto pubblicare più cover dei suoi lavori

Polistrumentista nato in una piccola Contea dello Stato del Michigan. Nasce non vedente, ma compensa il senso della vista sviluppando incredibili doti musicali, a quindici anni ha già pubblicato quattro dischi in studio e uno dal vivo. A vent’anni oltre ad aver ricevuto premi ovunque, ha partecipato a Sanremo facendo coppia con Gabriella Ferri e aver pubblicato 11 album.

Nel 1972 l’album “Talking Book” contiene la traccia “Superstitionl’anno successivo vince due Grammy Award come miglior canzone R&B e come miglior interpretazione maschile. Anche con questo brano, che ha un groove pazzesco, svetta le classifica e continua ad avere un grande successo. Nel 1985 scrive That’s What Friends Are For e la canta con Dionne Warwick e con amici del calibro di Elton John.

Collabora più volte in carriera con Michael Jackson. Le due pop star e Lionel Richie nel 1985 sono gli autori del brano “We Are the World” nel progetto “USA for Africa” sotto la direzione di Quincy Jones poi ancora Ray Charles, Bob Dylan Cyndi Lauper, Bob Geldof, Dan Aykroyd, Billy Joel, Al Jarreau, Lionel Richie Diana Ross, Paul Simon, Bruce Springsteen, Tina Turner, Dionne Warwick , Harry Belafonte e tanti altri, 45 in totale. Vincono tutti premi messi in palio nell’anno successivo ma soprattutto vincono sul piano umano e il ricavato è devoluto contro la fame in Etiopia afflitta in quel periodo da un’enorme carestia. Stevie Wonder è sempre stato un grande attivista e non si è mai tirato in dietro nella lotta per la tutela dei diritti umani e civili. Un grande uomo e un grande musicista, ora è pronto a festeggiare i suoi settant’anni e spero con grande serenità.

 

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Tutto può cambiare

Colonna SonoraHo fatto una grande scoperta cinematografica “Begin Again” in Italia “Tutto può cambiare”, il film piace sicuramente a cantanti e musicisti. Mi ha colpito la cura avuta nella colonna sonora. La trama è una fotografia perfetta dell’ambito artistico e specifico dell’economia dello spettacolo, infatti la sceneggiatura e la regia sono curate da John Carney esperto del settore musica ed ex bassista negli anni ’90 del gruppo irlandese “The Frame”.

La protagonista è Greta (Keira Knightley) un’autrice e cantante talentuosa ma in ombra. È fidanzata con Dave, un giovane di successo e fama internazionale, interpretato da Adam Levine, voce potente e cristallina, leader del gruppo musicale Maroon 5. Quando i due si separano, mentre lei si esibisce in un pub, viene scoperta da Dan Mulligan (Mark Ruffalo) un discografico caduto in disgrazia. Purtroppo trovano difficoltà e opportunità di lancio del progetto musicale, quindi registrano i brani per strada con una band di ottimi musicisti. Ovviamente la location della Grande Mela si presta benissimo per i video. Ci mancherebbe! Quanti musicisti vorrebbero New York come sfondo per il proprio clip. Keira Knightley è una grande rivelazione fonografica.

Colonna Sonora Film

Colonna Sonora Film

Nella colonna sonora sono presenti canzoni dell’autore Gregg Alexander divenuto famoso per il brano “The Game of Love” di cui è nota l’interpretazione di Santana che gli ha permesso di vincere nel 2003 il premio Grammy. Con Danielle Brisebois è coautore di “The Lost Stars” , la hit del film che nel 2015 viene nominata al Premio Oscar. Danielle Brisebois divenne nota giovanissima quando ottenne una parte nella serie televisiva Arcibaldo, la sitcom che lanciò “i Jefferson”.

 

La trama non è incentrata solo sulle vicissitudini dei protagonisti, ma il filo conduttore è proprio la musica. Si cerca di sintetizzare come proporre la propria musica in alternativa ai canali commerciali. Sollevando il tema che i giovani talenti possono nascere anche fuori dal settore imprenditoriale etichette, edizioni, talent, tv, internet, con un progetto indipendente. Proporre la loro musica in mezzo alla gente e condividerla. Tramite i loro concerti, sudando e montando la loro attrezzatura, vivendo con intensità la propria arte e magari far diventare più longevi i loro progetti.

Tutto può cambiare è una metafora, perchè i cambiamenti culturali avvengono sempre dal basso. É la gente che decide sempre, non è l’economia o la politica, è il popolo che sceglie quando e come vuole cambiare, appena termina di lamentarsi.

 

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Nel 2015 le nomination al Premio Oscar sono

Glory di John Stephens e Lonnie Lynn – Selma – La strada per la libertà

Everything Is Awesome, di Shawn Patterson – The LEGO Movie

Grateful, musica e parole di Diane Warren – Beyond the Lights

I’m Not Gonna Miss You di G.Campbell e J.Raymond – Glen Campbell: I’ll Be Me

Lost Stars, musica e parole di Gregg Alexander e Danielle Brisebois – Tutto può cambiare (Begin Again)


 

Mag 10, 2020 - cultura, musica, Spettacolo    No Comments

Like Dance Monkey

I Like Dance

I Like Dance

Continua nel distretto di New York a impazzare una scimmia che balla. Adoro quest’immagine e credo di non essere l’unico. Un’idea che piace moltissimo: il macaco che agita il bacino a ritmo.
A ricordarlo in rete sono il gruppo punk rock storico “New York Dolls” con “Dance like a monkey” un singolo uscito nel 2003, ma non sono loro a essere i più ricercati e cliccati.

 

Continua infatti una ricerca incessante dei digittatori newyorkesi sui motori di ricerca per “il ballo della scimmia” “Dance Monkey” una metafora che viene usata nella musica e rende tantissimo. In fondo piace pensare che sia sempre un ominide nelle retrovie della nostra anima che ci rende irrazionali e istintivi, che quando sente il ritmo si muove senza dover riflettere.

Quell’immagine l’abbiamo trovata a Sanremo nel 2017 in Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani che recita un testo geniale e colto “La folla grida un mantra, l’evoluzione inciampa. La scimmia nuda balla” sulle note di un brano molto orecchiabile che fa cantare e ballare per tutta l’estate.

L’anno scorso arriva e spopola “Dance Monkey” il singolo che ha reso celebre la cantante australiana Toni Watson in arte “Tones and I“. Esattamente un anno fa il 10 maggio 2019 il lancio che ha venduto più di undici milioni di copie nel Mondo. Un’artista molto apprezzata nel Nord Europa che svetta in testa alle classifiche. L’immagine ha un senso un po’ diverso, il testo racconta delle difficoltà in cui incorrono gli artisti di strada che per poter trovare il giusto riscontro nel pubblico, devono quasi ballare come scimmie ammaestrate.

La scimmia che balla è un’immagine che indipendentemente dal contesto in cui viene proposta e condita, piace e lo dimostrano 950 milioni di click sul video “Dance Monkey” e 239 milioni per Gabbani. Certamente non si può dire che un’idea primordiale non sia remunerativa, probabilmente nell’involuzione della nostra specie esiste un forte desiderio del nostro lontano passato.

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